31/7/2018

MM, MASCHIA MISERIA

 

Lo scopo di Colonie, il progetto di racconto ibrido a puntate che ho iniziato qualche mese fa (e intendo continuare, compatibilmente con gli impegni editoriali), era analizzare il sistema di rapporti fra gli occidentali e le popolazioni di alcuni paesi che ho visitato, paesi appunto con un passato coloniale. Per come l’ho visto, il Sistema prendeva sempre la forma dello sfruttamento, più o meno consapevole, a testimonianza del fatto che la Colonia, prima che un luogo fisico, è una forma mentis. Uno sfruttamento a volte strettamente economico (Siem Reap, Cambogia), a volte economico-sessuale (Pattaya, Thailandia).

Proprio Pattaya Bitch, a giudicare dai contatti generati, ha attratto particolarmente l’attenzione dei lettori. Per preparare il pezzo, oltre a riprendere in mano alcuni appunti buttati giù sul posto, avevo anche vagato fra siti specializzati in recensioni di servizi sessuali dedicati a visitatori di paesi in via di sviluppo. Luoghi virtuali a metà fra l’osceno e il desolante.

   Qui, puttanieri di ogni genere raccontano le proprie esperienze e si scambiano consigli. Con un linguaggio tecnico che rasenta la specializzazione professionale. Al netto di alcune spacconate, di autocensure, o di una trivialità esposta, ho avuto l’impressione che i maschi che vi scrivono siano nel complesso onesti. Cioè la loro comune condizione di clienti di prostitute livella verso il verosimile e il credibile i loro resoconti. Una sorta di rispetto cavalleresco, di cameratismo nei confronti dei colleghi. È un’onestà che altrove sul web, specialmente sui social network, non trovo.

   In mezzo a una sintassi sgrammaticata, ma a volte anche piuttosto ricca, si delineano così diversi tipi umani. Il simpatico, l’asciutto, il finto romantico, il sadico, e via dicendo. Una caratterizzazione così peculiare da rasentare la dimensione letteraria.

Apparentemente, quindi, questo post potrebbe sembrare la prosecuzione di Colonie, o di Pattaya Bitch nello specifico. In realtà non è così.

   Il tema della violenza sulle donne è essenziale per la letteratura hard-boiled. Forse, addirittura, potrebbe esserne il mito fondativo.

   Per ragioni di mestiere seguo spesso la cronaca nera. Come è noto, non di rado capita che le vittime di omicidio siano donne. Quasi sempre i colpevoli sono uomini.

   Possono uccidere per volontà di controllo. Per un senso di insoddisfazione. Per gelosia. Per noia. Anche se tutti questi moventi il più delle volte derivano da una frustrazione sessuale latente.

   Sulla stampa e nel dibattito la questione è affrontata sostanzialmente in due modi. Il primo: una trattazione emotiva degli omicidi, che vuole impressionare e, forse, indignare, senza un tentativo di andare oltre. Il secondo: tirate magari legittime ma molto generiche sul femminismo (un femminismo di maniera); anche qui nessuno sforzo di un approccio di analisi più pratica.

   Soprattutto, sulla base della politica della vittima o della poetica dell’oggetto in entrambi i casi si tralascia uno dei fattori determinanti. Cioè gli uomini, i soggetti di queste azioni criminali.

   Così – e questo è il motivo per cui il post non fa parte di Colonie – ho provato a leggere le parole dei blog dedicati ai puttanieri con occhio diverso, partendo da una certezza. Dopo i loro viaggi, questi colonialisti del sesso tornano. Girano per le nostre strade. Lavorano. Vanno al ristorante. Vanno a puttane, chiaramente. Sono nostri vicini di casa, forse nostri amici.

   Riportano in patria quella concezione delle femmine che hanno  esercitato all’estero, ma anche una sorta di pavida adorazione infantile verso le donne che li rende deboli. Le donne, in fondo, le temono. Hanno paura di un rapporto paritario. Degradano la donna a merce perché questo permette loro di non essere messi in discussione. In quanto deboli, una relazione sentimentale li obbligherebbe alla dipendenza emotiva. I soldi tappano le falle.

   Paura e debolezza spingono al conformismo e quindi a un linguaggio omologato. Una consuetudine che serve a riconoscersi fra simili.

   Sono a volte uomini psicologicamente fragili. Hanno problemi. Sono spesso razzisti. Sono sessisti, ma sorprendentemente con varie gradazioni. In condizioni di pressione potrebbero saltare come tappi, lo so. Io li vedo. Anzi, li ho visti.

   Ora però è meglio chiarire.

   Ci sono alcune cose che NON voglio assolutamente dire:

   1- Non voglio generalizzare: sono il primo a sostenere che quello che si trova su internet non corrisponde mai alla verità, ma ne è sempre una distorsione.

   2- Non voglio dire che chi va a puttane è per forza un assassino di donne. Neanche a livello potenziale. Sarebbe una posizione essenzialmente moralista che non mi appartiene.

   3- Non voglio dire che necessariamente chiunque vada con una prostituta sia come i personaggi che leggerete fra poco.

   4- Non voglio dire che la prostituzione sia un male in quanto tale.

   Il centro del problema è la figura maschile, in un campione parziale ma comunque interessante.

   Quello che voglio dire è che:

   1- Il tipo di disagio, sociale o psichico, che emerge in questi blog potrebbe essere il terreno di coltura di atteggiamenti violenti verso le donne.

   2- Deve essere conosciuto, senza gli snobismi di solito riservati a una materia “bassa”.

   3- Non posso negare che questo genere di profili umani, letterariamente, mi interessi.

 

   È solo un rivolo della colata, ma forse cominciare dalle parole di questi uomini può illuminare una parte del problema. Se non altro può fornire angoli di inquadratura diversi dai soliti, dove al centro c’è sempre e solo la vittima e attorno la società che versa una lacrima e alza le spalle.

   Cosa sono le donne per questa gente che state per leggere?

 

   Ho selezionato per il lettore cinque diverse tipologie (basta cliccare sul “personaggio” per aprire il link alla pagina), ma in molti altri ci si potrà imbattere nei commenti. Come in un safari. Potete considerarli forse appunti di studio, o un momento di documentazione.

   Preannuncio che chi deciderà di strisciare fra le parole di questi utenti si troverà davanti a un linguaggio scurrile e disturbante (si veda il glossario) e potrebbe finire su pagine web che espongono contenuti pornografici. Alcuni o alcune potranno essere disgustati/e, altri divertiti/e, altri/e si incazzeranno.

   Ma ogni realtà ha la sua lingua e se non si vuole fingere bisogna accettarne le regole.

   Il lettore deve prendere quanto segue per quello che è. Un biglietto di sola andata per le sinapsi di un certo tipo di maschio.

   Io vi ho portati/e fino al limitare della foresta. Adesso, fratelli e sorelle, andate avanti da soli/e.

   Calzate gli anfibi. Ci sarà fango.

 

IL ROMANTICO LETTERATO

«Era ormai sera tardi quando si alzò per andarsene. Non mi chiese soldi, solo se poteva prendere una stecca di cioccolato, acquistata durante un transito, che avevo lasciato sul top del minibar. Gliela porsi con un sorriso insieme a una banconota importante. Avrei voluto aggiungere che non si trattava del compenso per la prestazione, ma di una manifestazione di gratitudine per avermi regalato un’esperienza sensoriale al limite della trascendenza. Lei mi restituì il sorriso e con un frullo d’ali fu fuori dalla stanza.»

 

L'INGEGNERE

«Anche se non mi ero informato sulle tariffe, semplicemente facendo il cambio in Euro mi sembra un'enormità, 100 Euro per un HJ nemmeno una modella superstar li prende, per cui comincio un po' a essere contrariato.»

 

IL COMICO

«Questo è il go-go che mi è piu piaciuto perche piu trasgressivo e con un aria più underground e grottesca, una ballerina avrà avuto minimo 50 anni, una era zoppa, la mamasan parlava poco o un cazzo inglese e pesava 130kg e ad ogni bevuta si facema mollare i soldi, il deejay era ubriaco marcio tutte le sere, una tipa aveva una super figa pelosa, roba veramente naif alla film porno anni 80, e una aveva veramente le migliori chiappe mai viste in thailandia! smutandamenti facili, biglietti da 100thb sparati tra le chiappe usando come fiornda il tanga e come bersaglio il buco del culo delle ballerine mi hanno fatto passare serate divertenti e spensierate!»

 

IL RAZZISTA ANOMALO

«se l'Africa e il culo d una donna...la Nigeria e il buco...e Lagos e la m#%!a.... scusate x la volgarita...ma e un vekio detto dei bianki ke vivono giu»

 

IL NEOCOLONIALISTA ANTIBERLUSCONIANO

«Il livello di partecipazione era sufficiente, soprattutto considerando che qui a quasi tutte viene asportato il clitoride da bambine. Non puzzava affatto e parlava un inglese molto stentato.»

 

GLOSSARIO

PAY: si allude a professioniste del sesso che devono essere pagate.

FREE: ragazze con le quali si può riuscire ad andare a letto senza pagare.

GIRLS: prostitute, cioè si stabilisce un'identità perfetta fra un essere umano di genere femminile e una puttana.

HE: happy ending, ovvero l'orgasmo a seguito di un massaggio.

HJ: hand-job, masturbazione con la mano.

GFE: girlfriend experience, cioè l'accoppiamento avviene in maniera "romantica" e la prostituta finge di essere una sorta di fidanzata del cliente.

BUM BUM: rapporto completo (in Asia).

YAM YAM: rapporto orale (in Asia).

FREELANCER: prostituta semi-professionista.

ST: short time, rapporto sessuale di breve durata.

LT: long time, rapporto sessuale di lunga durata.

USD: dollari.

BJ: blowjob, sesso orale.

BBJ: bareback blowjob, sesso orale senza preservativo.

FK: french kiss, bacio alla francese.

RAI 1: rapporto vaginale (primo canale).

RAI 1s: come sopra ma senza preservativo.

RAI 2: sesso anale (secondo canale).

RAI 2s: come sopra ma senza preservativo.

CIM: cum in mouth, eiaculazione nella bocca della prostituta.

CID: cum in deep, eiaculazione interna.

COB: cum on body, eiaculazione sul corpo.

COF: cum on face, eiaculazione sul volto (anche CIF).

RATE: costo della prestazione.