31/5/2016

SU L’INSOLITA MORTE DI ERIO CODECÀ: ROMANZI IBRIDI E METODO STORICO

 

Adesso che alcuni lettori hanno finito di leggere L’‪insolita morte di Erio Codecà cominciano ad arrivare le prime domande.

   Ma la storia è vera? Ma come avete fatto a sapere questo e quello? I documenti dove li avete presi? Ma è vero che Clare Boothe Luce era mezza lesbica? Ma Raimondo Lanza di Trabia si sfondava veramente di morfina?

   Molti scrittori non amano rivelare dove sono andati a pescare una storia, il che è legittimo, intendiamoci. Io però non sono d’accordo. Mi sembra una cosa un po’ da fighetti, come mettere una barriera tra sé e chi legge. Credo sia bello che qualcuno mi chieda come ho fatto a sapere qualcosa, come ho lavorato, cosa ho aggiunto di mio, cosa è vero e cosa no. È anche una questione di trasparenza. Quando poi il romanzo è ibrido, e mescola fiction a documenti reali, diventa obbligatorio aprire al lettore uno squarcio su come si è lavorato. Alcuni autori non lo ritengono opportuno. Spesso, tuttavia, il tempo si incarica di dimostrare che erano in malafede. Insomma, se avevano taciuto, un motivo c’era.

   Per questo, di comune accordo con Aldo, in fondo al libro abbiamo inserito il capitolo “Alla fine della storia”, in cui spieghiamo per filo e per segno dove abbiamo trovato i documenti, tutti rigorosamente reali, che poi ci hanno indirizzato nella stesura del libro. È parte integrante del romanzo, a mio avviso, non una semplice appendice. Una sorta di lente che permette di poter mettere meglio a fuoco tutta la storia che si è appena finito di leggere. Senza, L’insolita morte di Erio Codecà sarebbe incompleto.

   Qualche documento viene dall’archivio della Direzione Centrale della Polizia di prevenzione. Qualcosa dall’archivio dell’ISEC di Sesto San Giovanni. Qualcosa dalla stampa (l’Unità, La Stampa, Epoca, Il Corriere della Sera, La Gazette de Lausanne, etc etc). Qualcosa da libri e biografie. Qualcosa da internet.

   Prima di cominciare a scrivere né io, né Aldo sapevamo dove la storia sarebbe andata. Sì, che dietro alla morte di Codecà ci fosse qualcosa di strano l’avevamo intuito, ma un buon 60% dell’intrigo è emerso a scrittura in corso, durante le indagini. La cosa più gratificante, e anche divertente, è stata vedere che quello che avevamo prima solo intuito andava, via via, confermandosi.

   Detto questo, ciò che è scritto ne L’insolita morte di Erio Codecà è la verità assoluta? No. La Storia e la ricerca storica non offrono la Verità, mai. Chi vuole la verità deve andare dai preti, è un contratto non scritto: noi ti diciamo qualcosa/tu ci credi fermamente/eccoti la Verità.

   Qui le cose sono un po’ diverse. Noi pensiamo di esserci avvicinati molto alla verità. Abbiamo fatto ipotesi e abbiamo portato tutta una serie di prove.

   Il lettore giudicherà.