20/6/2016

MECCANOSCRITTI, UNA LUNGA STORIA: RACCONTI OPERAI, FIOM, GIUSEPPE SACCHI, WU MING E LUCIANO BIANCIARDI

 

Sì, è una storia lunga, ma cercherò di farla breve.

   Nel 2012 stavo lavorando alla biografia di Giuseppe Sacchi. Durante uno dei pomeriggi di ricerca all’Archivio del Lavoro di Sesto San Giovanni feci una scoperta. Tra le migliaia di faldoni e buste dell’archivio, trovai una ventina di racconti dattiloscritti, il che era strano in un archivio sindacale, dove al massimo trovi verbali di assemblee, volantini, gazzette aziendali e cose simili.

   Approfondii la questione. Quello che venne fuori: la FIOM di Milano, nel 1963, aveva indetto un concorso letterario per celebrare le straordinarie lotte operaie di quei primi anni Sessanta. La lotta degli elettromeccanici, la lotta dei settantamila, la lotta per il contratto nazionale del ’62-’63. I partecipanti erano operai e impiegati metalmeccanici, ma non solo. La giuria era composta da grandissimi nomi della cultura dell’epoca (che poi sarebbero diventati grandissimi nomi della cultura e della letteratura italiana del Novecento). Luciano Bianciardi, fresco vincitore del Premio Strega con La vita agra; lo scrittore Giovanni Arpino; Umberto Eco, versione quasi teen ager; Franco Fortini, grande poeta, e traduttore, tra le altre cose, di molte opere di Bertold Brecht; Mario Spinella, segretario di Togliatti e importante giornalista.

   Dando una scorsa ai fogli ingialliti, erano presidî, cortei, comizi, padroni, operai, polizia, idranti, zama liquida, gioia, oppressione a saltare fuori dalle pagine. Una grande fotografia: Tempo e Umanità.

   Qualche settimana dopo venni a sapere anche che Bianciardi aveva scritto un racconto – poi pubblicato da l’Unità – nel quale spiegava come avesse incontrato Giuseppe Sacchi, allora segretario della FIOM milanese, in piazza del Duomo martedì 5 febbraio 1963, come Sacchi gli avesse chiesto di scrivere un romanzo sulla grande mobilitazione che stava avendo luogo in quelle settimane (la lotta contrattuale del ’62-’63), come gli operai l’avessero circondato per dare manforte a Sacchi, e come lui si fosse timidamente ritratto, ripromettendo però di farsi vivo al più presto. Il romanzo non lo scrisse, ma fu da quel pomeriggio in piazza Duomo che nacque l’idea del concorso letterario.

   Di lì a pochi mesi il concorso ebbe effettivamente luogo, ci fu un vincitore, ma poi i racconti rimasero a prendere polvere in un archivio per più di cinquant’anni.

   Dopo averli riportati alla luce, pensai che se ne dovesse far qualcosa. La mia idea era di ripubblicarli, assieme a dei nuovi racconti scritti da autori contemporanei. Sentii, tra gli altri, Wu Ming 2. Lui mi disse che le antologie tematiche di solito vengono schifate dagli scrittori, che scrivono, in quelle occasioni, “con la mano sinistra”. Sì, così mi disse. E aveva ragione.

   La sua controproposta: fare un laboratorio di scrittura collettiva con i lavoratori della FIOM di oggi. Cambiarono le prospettive. Diventava un’occasione per far dialogare uomini e tempi, attraverso il medium della letteratura. Diventava un’occasione per raccontare il mondo del lavoro, che oggi, anche a sinistra, ha uno scarso appeal, per usare un eufemismo. Diventava un’occasione per passare da un processo di scrittura individuale, quello del ’63, ad un processo di scrittura collettiva, segnando non solo uno stacco col passato ma anche, in senso lato, una prospettiva per il futuro, e non solo cultural-letteraria. L’idea piacque anche a Marcello Scipioni, segretario della FIOM di Milano.

   Insomma, per tagliare corto, l’abbiamo fatto.

   Dopo un lungo laboratorio tenuto da Wu Ming 2 – 30 i partecipanti – stesure e ristesure, discussioni, ripensamenti, oggi i racconti collettivi ci sono. Non solo. Venerdì 24 giugno, alle 19, li presentiamo in un reading con Wu Ming 2 alla festa nazionale della FIOM (VEDI).

   Ah, tra qualche mese i Meccanoscritti planeranno anche su carta.