27/10/2019

CHILE

 

Partendo da quello che è successo e sta succedendo in Cile. Una breve riflessione sulle dittature, la violenza e la persistenza della Storia. E del dolore che tutto ciò comporta.

In versione italiana e spagnola.

 

La violenza sessuale è forse il crimine più terribile. Devasta le donne e i bambini che lo subiscono. È l'invasione di uno spazio che credevi tuo, ovvero il tuo corpo; un confine che nessuno può attraversare senza il tuo permesso. La violenza sessuale cambia per sempre lo sguardo che hai sul mondo. Tutte le facce che ti circondano diventano sospette. La brutalità appare come potenzialità dietro a tutti gli occhi. Può investirti ancora. E ancora.
Sono tossine che non se ne vanno più. Ti fanno regredire a uno stato infantile. Improvvisamente i bisogni che contano diventano solo quelli primari. Mangiare, provare a dormire, sopravvivere, scappare dalla sofferenza.

Le dittature sono la violenza sessuale applicata ai popoli. Invadono uno spazio che davi per acquisito, cioè i diritti democratici. Da quel momento, passata quella violenza, regredisci a uno stato minore. Il cielo si abbassa, ti schiaccia. L'aria diventa un cubo che si restringe su di te. Sul tuo cervello e sul tuo cuore.
In Italia l'abbiamo vissuto i giorni del G8 e della Diaz. Non ci sembrava possibile. Eppure vedevamo quelle camionette. Quei caloriferi sporchi di sangue e le persone trascinate di peso fra due ali di poliziotti e funzionari giudiziari. Credevamo quella realtà superata, sconfitta e inapplicabile. Invece no. Invece può investirci ancora. E ancora.
Le ferite si riaprono. Niente guarisce mai del tutto.

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La violencia sexual es el crimen más terrible. Devasta a las mujeres y los niños que lo padecen. Es la invasión de un espacio que pensaste que era tuyo, es decir tu cuerpo; una frontera que nadie puede cruzar sin tu permiso. La violencia sexual cambia para siempre la percepción que tienes del mundo. Todas las caras a tu alrededor se vuelven sospechosas. La brutalidad aparece como un potencial detrás de todos los ojos. Puede golpearte de nuevo. Y de nuevo.
Son toxinas que nunca desaparecen. Te hacen retroceder a un estado de infancia. De repente, las necesidades que cuentan solo se convierten en las principales. Comer, tratar de dormir, sobrevivir, escapar del sufrimiento.

Las dictaduras son violencia sexual aplicada a los pueblos. Invaden un espacio que diste por adquirido, que son los derechos democráticos. Desde ese momento, una vez que la violencia ha pasado, regresas a un estado menor. El cielo baja, te aplasta. El aire se convierte en un cubo que se estrecha sobre ti. Sobre tu cerebro y tu corazón.
En Italia lo hemos experimentado en los días del G8 y de la Escuela Díaz. No nos parecía posible. Pero vimos esos camiones de la policias. Esos calentadores empapados de sangre y las personas arrastradas entre dos alas de policías y funcionarios judiciales. Creíamos que ese tipo de la realidad estaba anticuada, derrotada y inaplicable. Pero no. Puede volver a golpearnos de nuevo. Y de nuevo.
Las heridas se vuelven a abrir. Nada nunca se cura completamente.